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Azimut, ma quanto mi costi!

 

Analizzando la situazione di un risparmiatore mi sono imbattuto in un portafoglio costituito, tra gli altri, da fondi della società di gestione del risparmio Azimut SGR. In particolare vi parlo di Azimut Trend un fondo flessibile che, come indicato nel regolamento di gestione, “si propone un significativo accrescimento del valore del capitale investito e che presenta un obiettivo d’investimento di lungo periodo (3/5 anni) con un livello di rischio alto [...]La SGR attua una politica di investimento di tipo dinamico e flessibile con la facoltà di azzerare la componente azionaria investendo esclusivamente in strumenti finanziari del mercato obbligazionario e monetario.”

Vediamo i costi del prodotto:

  1. Provvigione di gestione su base annua 2,50%;
  2. provvigione di incentivo applicata se la variazione del valore della quota del Fondo è superiore, nell’orizzonte temporale di riferimento (anno solare), al 50% euribor 1 anno maggiorato del 2,00% e a condizione che la variazione del valore della quota del Fondo sia positiva nell’orizzonte temporale di riferimento. L’aliquota di prelievo è pari al 15% dell’overperformance. La somma delle provvigioni di incentivo e di gestione non può superare il 10% all’anno;
  3. altri oneri minori.

Come si evince dal rendiconto al 30/12/2009 nel corso dell’anno passato le provvigioni di incentivo sono state del 2,96% che, sommate a quelle di gestione, di banca depositaria e spese varie, hanno portato il TER (total expense ratio) alla non trascurabile cifra del 5,55%. Di seguito i valori alla base del calcolo dell’incentivo:

Ora alcune considerazioni che dovrebbero far riflettere gli investitori:

  • L’indice di riferimento su cui è calcolato l’incentivo è legato ai tassi a breve termine (50% euribor 1 anno maggiorato del 2,00%) e non a un indice azionario che rifletterebbe meglio il mercato di riferimento del fondo che, pur essendo flessibile, presenta una volatilità a 3 anni di c.a. il 20%;
  • l’incentivo calcolato su base annua ha permesso al gestore di prelevare il 2,96% nel 2009, a fronte della crescita del 23% del fondo, nonostante il risultato ampiamente negativo del 2008 (-35% c.a.). Perciò chi fosse entrato nel fondo a inizio 2008 si troverebbe ad aver sostenuto un costo di overperformance pur registrando un rendimento totale negativo.

In conclusione questo meccanismo di calcolo consente al gestore di beneficiare di un premio anche quando il fondo è sotto al suo valore massimo e vanifica a mio parere il senso della provvigione che dovrebbe fungere da stimolo per fare meglio del mercato.

Se infatti, ad esempio, il fondo rimanesse sempre investito in azionario il gestore percepirebbe “senza fatica” la provvigione di incentivo negli anni “toro”, dovendo battere un indice obbligazionario a breve termine e “si accontenterebbe” della sola commissione di gestione (che ricordo è del 2,50% all’anno e va ad aggiungersi all’eventuale incentivo) negli anni negativi per i mercati azionari, in barba al sottoscrittore.

Michele Colosio – Studio “il Patrimonialista” – www.patrimonialista.it

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